Una volta o l’altra ognuno di noi,
per quanto cinico o annoiato,
ha incontrato la magia
non parlo di quando ha visto la donna segata in due
o del coniglio che fuoriesce da un cilindro
o della sparizione di un orologio d’argento
quando,
dopo la perdita di un partner o di un amico,
quel dolore apparentemente inarrestabile
svanisce all’improvviso
...quella è magia
quando il tenace ruggito di un sax tenore
sale dal sottosuolo attraverso la grata di un marciapiede
e il tuo piede inizia a battere il ritmo
...quella è magia
quando una giovane donna
senza nessun motivo
si volta per strada e ti sorride
quella non è solo magia
...quella è un’ottima ragione per svegliarsi al mattino
(Witching Hour – Jeph Loeb)
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Ci sono notti come questa, in cui ti fermi a pensare. E ci sono sere, o meglio notti, in cui ti assale la malinconia.
Inizi a chiederti chi sei, cosa fai… perché lo fai.
Rimpiangi ciò che eri, l’umanità perduta… smarrita per sempre, e cresce la consapevolezza che non tornerà mai più.
Ebbene, chi.. o cosa sono io? Questa è la domanda.
La risposta è altrettanto immediata… io sono un Vampiro!
Sono una creatura della notte, ho un corpo reale e devo nutrirmi… il mio cibo è il sangue.
Non ho più i desideri degli uomini, sono libero.. ma schiavo del sangue.
Sono un non-morto.. ed ho paura!
La paura più grande degli uomini è la morte.. o meglio, la paura di rimanere soli. Io non posso più morire, a meno che non si presenti davanti a me un cacciatore di Vampiri, ma sono sempre più rari e sempre meno motivati.
Io non posso più morire per il semplice fatto che sono già morto… vivo nella morte… vivo una non-vita… vivo tra il “mai più” ed il “per sempre”.
A volte, in sere come questa, mi assale la malinconia… il ricordo di ciò che ero, della persona che ero...
Il desiderio di una vita normale, della mia vita normale, mi assale straziandomi il cuore… cuore che non batte più ormai da tempo.
Ma se ripenso al mio passato, le viscere mi si contorcono ancora in modo così forte e vivace da farmi star male.
Malinconia… umor nero… stadio sospeso tra il magone e le lacrime… tra il magone ed il pianto liberatorio.
Dopo ogni lacrima versata mi sono sempre sentito più debole… come se fossi tornato bambino.
Piango per me, per il mio destino, per ciò che sono diventato, per ciò che avrei voluto essere e non sono, per tutti i progetti mancati…
Ebbene.. questo sono.. un maledetto da Dio e dagli uomini.. uno il cui corpo reca il marchio di Caino.
Ho visto morire di vecchiaia tutti i miei cari e non c’è stato nulla che potessi fare per loro… avrei voluto pregare, ma sarei stato alquanto grottesco.
Ho scoperto la fragilità dell’uomo ed ho imparato ad odiarlo ed amarlo nello stesso tempo.
Lo odio per le nefandezze che compie, per le sue depravazioni, per la violenza e l’oppressione che esercita sui più deboli. Lo amo per la grandezza del suo cuore, per i suoi sforzi e la sua abnegazione. La stirpe umana di cui facevo parte è ambigua e misteriosa, squallida e grandiosa.
Per me è più semplice: sono un predatore… sono il male.
In tutti questi anni ho cacciato e basta, la mia sete è inestinguibile ed indomabile.
Solo la malinconia non mi fa cedere alla sete…
Solo la malinconia mi fa sentire vivo…
Solo la malinconia mi restituisce piccoli frammenti di umanità…
Solo con la malinconia mi lascio un’altra notte alle spalle…
E'stupefacente come un semplice foglio di carta possa diventare,
a modo suo,
un qualcosa che provoca dolore…
… brucia…
guardo la mia mano,
a poco a poco, dalla morbida pelle fra il pollice e l’indice,
affiora una sottile linea rossa.
.. brucia…
la linea si fa sempre più evidente,
è lui!
sta uscendo.
avvicino la pelle alle labbra…
succhio.
… brucia…
assaporo il suo gusto dolciastro…
mi piace.
succhio sempre più avidamente
il piacere contrapposto al dolore della ferita.
… brucia…
il sangue…
come l’amore…
come il veleno…
per poterli assaporare, devono provocare dolore…
… brucia…
mi hai accompagnato per mano in vicoli di gommapiuma…
hai preparato il mio giaciglio con coperte di zucchero filato…
mi hai riscaldato nelle fredde notti con tisane di polvere di sogni…
mi hai insegnato a diffidare dei sorridenti venditori di candele…
mi hai fatto conoscere le meraviglie della casa di vetro…
hai allontanato dalla mia vista gli spiriti delle idee dimenticate…
mi hai rimproverato ogni volta che raccoglievo maschere anonime…
hai sempre rapito il mio sguardo con i tuoi occhi color cenere…
mi hai svegliato ogni mattina con le melodie della banda dei topi…
hai rischiato la vita per proteggermi dai gendarmi dei villaggi appesi…
mi hai dato un volto che porterò addosso fino all’ultimo giorno di vita…
mi hai dato un nome che ricorderanno fino al termine dell’universo…
mani che sfioravano volti e capelli…
con timorosa delicatezza…
labbra che baciavano…
come non avevano mai baciato prima d’ora…
suoni che uscivano dalle corde vocali del cuore…
…
grazie per avermi fatto credere nell’amore…
e grazie per essere scomparsa…
così…
in un attimo…
silenziosamente…
come un sogno troppo breve.
ascoltando :down in a hole: degli :alice in chains: …perché piango sempre quando la ascolto? … perché? … … cazzo! perché?
Lord Morfeo..
Regalami un pò di quiete...
Mille e più notti senza sogni
Non sopporterei più quello spazio di tempo..
Nemmeno sotto forma di seducente incubo..
Nulla è più come prima
È un gioco subdolo che logora l’anima
Mi sento estraneo in questo posto...
Posto che all'inizio mi era amico
E prima ancora lo sopportavo
...come?
Ora non so più..
Ho dimenticato tutto quello che facevo
Ora la mia mente vaga senza meta
Fra una stanza e l’altra
Fra un ricordo e una lacrima
Cerco disperatamente quello che avevo prima
Prima di tutto...
Non ricordo più cos’è l’odio e cos’è l’amore
Cos’è la gioia e cos’è la disperazione
La vita e la morte
....nulla
cammino riflettendomi nel buio della notte,
rifugio per la mia mente.
...unica consigliera.
a volte odio la luna...
perché è falsa
compare
scompare
e riappare
effimera ed incostante... amo le notti senza luna
ricordo le corse in mezzo alla campagna dei miei nonni...
ricordo la caccia alle rane nel torrente che la attraversava...
ricordo la mia prima striscia di “orticello”, era una grossa soddisfazione, stavano crescendo le piantine che avevo seminato IO!
ricordo l’impasto degli gnocchi che mi si appiccicava alle mani quando “aiutavo” mia nonna a prepararli...
ricordo ancora il loro squisito sapore...
ricordo le pennichelle pomeridiane fatte controvoglia...
perché dormire di giorno? mi domandavo...
ricordo quella volta che volevo andare a tutti i costi alla spiaggia ma ero senza costume, così feci il bagno in mutande...
ero piccolo, potevo permettermelo...
ricordo il suono che annunciava il radiogiornale della rai...
ricordo
ricordo..
a volte pensi a cose che facevi in passato...
vecchie abitudini anche...
che per forza di cose... età, perdite, cambiamenti, non potrai fare mai più...
ma le ricorderò sempre...
ricorderò...
x sempre...
confusione, nient’altro che confusione... l’atmosfera è tesa! mosche fastidiose mi ronzano intorno.. la voglia di scappare è tanta, ma le lacrime... per troppo tempo represse, mi impediscono la fuga.
le parole non servono all’uomo che non sa ascoltare... l’unica soluzione possibile? l’indifferenza... orribile ma necessaria.
perché a volte siamo così mostruosamente diversi? lontani? perché? io dico.... perché?
Era freddo...
il vento riempiva di suoni il mio lungo silenzio...
giochi di luce ed ombre su quel viso...
e ogni volta che appariva nella sua lucente interezza...
paura...
desiderio...
incertezza.
Secondi della mia vita che sembravano ore...
giorni...
anni…
che trascorrevano in attesa della fine...
che arrivò...
dolce,
umida,
confusa...
Era morto uno dei tanti me.
Ne era nato uno nuovo.
Tornò il silenzio...
ma un silenzio diverso...
non sentivo più né il vento né il freddo...
i miei occhi erano fissi su quella figura, non esisteva nient’altro...
la paura si era trasformata in incanto...
I secondi della mia nuova vita ora trascorrevano veloci..
troppo...
Io volevo fermarmi!
Pensavo a quanto sarebbe durata questa mia nuova realtà..
abbastanza?
No...
Ora posso dire che non è stato abbastanza.
Non è mai abbastanza il tempo...
per le cose belle.
lo chiamano abbraccio...
ho paura...
lei mi ha assicurato che sarà un dolore meraviglioso...
non sarò più lo stesso dopo...
sono terrorizzato...
non posso scappare...
non voglio scappare...
mi sono innamorato di lei, è questa la verità...
ma dopo ricorderò tutto?...
lei ci sarà?
dilemmi della vita...
dilemmi della morte...
00:46 stavo facendo ritorno a casa..
in extremis la mia mente si è ricordata che “il giorno particolare” era iniziato da più di tre quarti d’ora.. scrivo sul quadrante maledetto.. poche parole, dolci ma non troppo, sincere ma fino ad un certo punto.. mi infilo sotto le coperte soddisfatto.. dormo.. sogno..
sogno il suo viso la prima volta che l’ho baciata.. i lineamenti morbidi accentuati da luci e ombre.. i suoi capelli neri, lucidi e profumati.. le sue mani che mi sfioravano con calda delicatezza. improvvisamente il gelo!
il suo sguardo si abbassa, cerca disperatamente di allontanarsi dalla mia vista!
è successo così velocemente..
un suono fastidioso fuoriesce dal quadrante maledetto.. è ora di risvegliarsi.. di ricominciare una nuova giornata.
leggo le sue frasi, dolci ma non troppo, sincere ma fino ad un certo punto..
e fa ancora male.